Iperconnessione e solitudine

04 Marzo

da HER - mediaVerso il finale del film “Her” (“Lei”), una scena mi ha colpito in particolar modo: il protagonista si accascia sulle scale d’ingresso alla stazione della metro, lasciandosi inondare da un flusso di uomini e donne, tutti con lo sguardo assente e l’attenzione all’auricolare che permette loro di restare in comunicazione con il loro terminale cosciente. Similmente, basta attraversare una stazione, una piazza, un qualunque luogo affollato per vedersi sfrecciare intorno persone che per un istante sembrano rivolgersi a noi, salvo poi rivelarsi a parlare con il proprio auricolare. Ogni volta, con l’insistenza delle cose apprese da bambini, mi torna in mente un racconto di fantascienza letto durante le scuole medie, in cui ahimé non ricordo quale autore italiano descriveva il sommo stupore, in un ‘epoca in cui i cellulari erano ancora enormi cornucopie per pochi eletti, di un anziano signore alla fermata dell’autobus nel vedere una giovane ragazza parlare da sola, per comprendere poi che ella, grazie a un impianto sottocutaneo inserito dietro l’orecchio, stava comunicando telefonicamente con chissà chi. Quell’autore denunciava la solitudine in cui simili congegni ci avrebbero gettato, richiamando nostalgicamente il tempo in cui a una fermata dell’autobus era possibile fare due chiacchiere, insignificanti eppure gratificanti, con il vicino.
Non credo sia un caso che la nostra società, individualista e narcisista, produca dei mezzi di interazione che hanno come effetto superficiale quello di metterci in contatto con una moltitudine di persone, tanto che il proprio numero di amici diviene un simbolo di successo sociale, ma il cui risultato finale è di isolarci e limitare la nostra capacità di nutrire le nostre relazioni personali e professionali più rilevanti. Da tempo, ormai, vi è una deriva a favore della quantità a scapito della qualità. La questione della solitudine, tuttavia, è ineludibile, e le relazioni superficiali non saranno mai in grado di affrancarci dal senso di essere soli nel mondo.

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