Sempre connessi per parlare di noi

03 febbraio

social-networkRecentemente, sfogliando una rivista, sono incappato sulla pubblicità di un’automobile la cui grande novità è di facilitare la connessione permanente con i social network. In pratica, si tratta di un’auto sempre connessa – in modo da poter postare in ogni momento su Facebook una foto di se stessi alla guida, o di poter guardare, speriamo solo quando si è in sosta al semaforo rosso, l’istantanea del cornetto mangiato a colazione dal nostro amico di turno.
Mi sono immediatamente chiesto: a che serve?
Per rispondere, forse si può pensare al significato più letterale della parola “connessione”, ovvero “unione stretta”. Paradossalmente, vogliamo essere in stretta unione attraverso un mezzo che, per la sua stessa natura, vive e si alimenta della distanza. Quest’ultima, a sua volta, ci consente di rimanere sulla superficie dei rapporti, e di generare quel mondo di connessioni vacue nel quale tanti, oggi, si perdono senza sforzo. Il fatto che i social networks abbiano tanto successo, tuttavia, non può essere imputato meramente ai singoli utilizzatori. Se ne devono ricercare le cause, ritengo, in un più ampio e complesso fenomeno socioculturale, composto da anomia, individualismo, bisogno di socialità e narcisismo, che caratterizza le società occidentali.
Forse, però, si può dare una spiegazione più semplice: ci sentiamo tutti un po’ soli e, nonostante la nostra società sia tanto individualizzante e punti tanto sull’Io, abbiamo bisogno di condividere i nostri pensieri, i nostri sogni, le nostre emozioni.

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