Le più frequenti scuse per non avviare una relazione di aiuto

29 gennaio

Quanto vale per gli psicologi e gli psicoterapeuti vale per i counsellor: prima di iniziare un percorso con un professionista delle relazioni di aiuto, le persone tendono a raccontarsi tante storie sul perché non ne hanno bisogno e a darsi mille scuse sul perché, pur avendone bisogno, in questo momento, proprio ora (ma un domani, chissà) non possono rivolgersi a nessuno. Ecco le principali:

counsellor Emanuele GattiCosta troppo, adesso non ho soldi per questo.
Se i soldi non si spendono per la salute, per cosa allora? È forse possibile godersi qualunque momento della vita, senza la salute fisica e psicologica? La salute mentale non è meno importante di quella fisica – per la quale corriamo subito da specialisti quando avvertiamo i primi fastidi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un report qui disponibile , chiarisce bene come la salute mentale sia “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”. Un intervento di counselling va proprio nella direzione di garantire questo stato di benessere.

Quando cominci con uno di quelli là, non la finisci più.
Falso! Il counselling è orientato all’obiettivo. I percorsi sono brevi e la loro durata è stabilita insieme, in modo da controllare sia i costi, sia i risultati.
In qualità di counsellor gestaltico, inoltre, lavoro espressamente per l’indipendenza e l’autonomia dei clienti. Spesso sono io stesso a dire al cliente: sei pronto, non hai più bisogno di me. Ed è sempre un bel momento.

Non sono mica matto, io!
Bene, perché in tal caso avresti bisogno di uno psichiatra, non di un counsellor.

Ah, ma io non ne ho bisogno comunque!
Probabilmente per la maggior parte della vita non abbiamo bisogno di essere sostenuti da un professionista, ma capita che giungano dei momenti in cui proprio diviene difficile affrontare certi temi, certe problematiche, certi eventi, e in cui sentiamo che la vicinanza di familiari e amici non è sufficiente. Molti pensano di poter o di dover fare tutto da soli, e già questo è un buon indicatore per accorgersi che sarebbe buono confrontarsi con un counsellor gestaltico.

Psico qua, counsellor là! Io non ci credo a tutta quella gente lì!
Il counselling non è basato su fantastiche teorie senza fondamento, bensì su intuizioni passate al vaglio severissimo di generazioni di professionisti e di ricercatori sociali, che le hanno perfezionate e confrontate con i risultati emergenti dalle scienze cognitive e dalle neuroscienze. Come counsellor, io mi tengo sempre informato sulle recenti scoperte in questi campi.
Certo, come in tutte le discipline, vi sono persone che sanno fare molto bene il proprio lavoro, altre meno brave. Anzi, come sempre, i professionisti non tanto bravi superano in numero quelli molto bravi. Per questo può essere utile scegliere  con oculatezza il professionista da cui andare, affidandosi sia alla sua reputazione e alle sue referenze, sia, ancor di più, all’impressione che ci fa quando lo contattiamo.

Io non vado a raccontare le mie cose personali in giro.
No, certo, non in giro, ma a un professionista tenuto al rispetto di un preciso codice etico e all’obbligo del segreto professionale. È molto più facile raccontarsi a un counsellor che a un conoscente o a un amico, perché il counsellor garantisce sia la riservatezza, sia l’assenza di giudizio e il rispetto.

Ne avrei bisogno, ma ho paura di affrontare certi aspetti di me e della mia esperienza.
La paura resterà comunque, e dietro ad essa le emozioni negative che la suscitano, e che continueranno a far male, inascoltate, fino a manifestarsi in altre forme indirette, alterando il nostro comportamento, impedendoci di scegliere liberamente, oppure generando vere e proprie somatizzazioni. Meglio dunque affrontare l’origine della questione, e farlo con un professionista in grado di sostenerci.
Immaginate di voler fare un gioco: pur vedendoci benissimo, chiudete gli occhi, e iniziate a camminare con me al fianco. Ecco, siete sempre voi a camminare, a decidere dove andare e a quale velocità; io non faccio altro che aiutarvi a “vedere” la vostra meta, evitando nel frattempo gli ostacoli e impedendovi di inciampare nei vostri stessi piedi.counsellor Emanuele Gatti

A me non basta un counsellor, io sono da psichiatria!
Eheh, a tutti piace sentirsi un po’ speciali, fosse anche per la propria stranezza, o per qualche particolarità nel carattere e nel comportamento. Nella maggior parte dei casi, però, un counsellor si rivelerà perfettamente adeguato. Qualora, invece, si rivelasse insufficiente, sarà sua cura il consigliare di rivolgersi a un terapeuta o a uno psichiatra.

Non so come trovare la persona giusta.
Eccomi qua! www.emanuelegatti.com

Mi hanno consigliato una persona, ma e se poi non è quella giusta?
Non c’è che da iniziare: ci si accorge subito (o quasi) se la persona non è quella che più ci si confà, e non c’è niente di male a cambiare. Comunque è importante affidarsi alle prime sensazioni a pelle: quando si telefona al professionista per fissare un primo appuntamento o anche solo per informazioni, è possibile avere un breve colloquio, per sentire se la persona ci dà una sensazione di accoglienza, professionalità e competenza.

Scopri come posso aiutarti nella sezione counselling, oppure informati su di me qui.

counsellor Emanuele Gatti

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